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di Corrado Speziale


 


Emergenza!
Ordinaria amministrazione nel nostro paese


da You Reporter

Si rivela ancora una volta come viene tradito il popolo italiano. Si consuma il tradimento di ogni governo con le promesse non mantenute e i disattesi impegni a difesa del territorio dal dissesto idrogeologico e dalle calamità naturali, promesse e impegni solenni che hanno sempre seguito i disastri ambientali e sismici, confermati dagli immancabili interventi delle autorità – a vario titolo responsabili – durante i funerali di stato delle vittime innocenti.

Si dice che il paese ha un territorio fragile e vulnerabile e poiché non si trovano mai le risorse disponibili ne segue l’inevitabile condanna al disfacimento fisico cui segue, come è noto, quello economico e sociale. E’ il caso che si sta vivendo in Sardegna e in Calabria ionica ed è il vissuto che ancora incombe in Sicilia, in Campania, in Emilia Romagna. Ed è vivo nel ricordo dei sopravvissuti del Vajont e di tante tragedie piccole e grandi che si sono verificate nel paese.

Crollano i ponti, sprofondano le strade, cedono gli argini dei fiumi, i regimi torrentizi creano “bombe d’acqua” laddove la deforestazione e la “deruralizzazione” hanno determinato il dissesto dei versanti dei bacini imbriferi, cui vanno sommate le conseguenze della cementificazione di aree irrazionalmente urbanizzate, con ignavia e con dolo consentite; dell’insediamento edilizio legittimato e abusivo di parti del territorio non idoneo al carico urbanistico eccessivo, dell’innalzamento dell’alveo dei fiumi per sovraccarico di detriti e per discariche abusive.

A chi è dovuto il controllo? Godiamo, si fa per dire, di consorzi montani e di pianura, di una rete di Soprintendenze ai beni ambientali e culturali, di una magistratura delle acque, di amministrazioni comunali, provinciali e regionali tutte dotate di uffici tecnici, di un esercito di forestali, di varia polizia, di giurisdizione territoriale, di partiti politici, di protezione civile; non sono mai mancate le denunzie delle molteplici associazioni ambientalistiche e il richiamo del rispetto dell’art.9 della Costituzione: si configura come un enorme dispendio di denaro che pare proiettato all’infinito.

Così viene chiesto a tutti di ottemperare al dovere di pagare le tasse ed a nessuno è concesso il diritto di imporre all’esecutivo di non sperperarle in rivoli inutili e l’obbligo di punire i responsabili di tanta inefficienza.

Perché, parafrasando Benedetto Croce, non possiamo non dirci incivili?

Claudio Villari, 20.11.2013



Che fine ha fatto?
Che cambiamenti ha determinato il Protocollo di Kyoto
dal 2005 ad oggi?

Il progetto di salvare il pianeta dalla conseguenza di interventi antropici devastanti ed inquinanti, uniformemente distribuiti su tutta la sua superficie, appare alquanto difficile e troppo ambizioso, ma – quel che impressiona – è la consapevolezza unanime che dalla sua attuazione dipende il futuro dell’umanità.

Da Wikipedia:
“Il protocollo di Kyoto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale sottoscritto nella città giapponese di Kyoto l’11 dicembre 1997 da più di 180 Paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia.
Il 16 febbraio 2007 si è celebrato l’anniversario del secondo anno di adesione al protocollo di Kyoto, e lo stesso anno ricorre il decennale dalla sua stesura.
Con l’accordo Doha l’estensione del protocollo si è prolungata fino al 2020 anziché alla fine del 2012.
Il trattato prevede l’obbligo di operare una riduzione delle emissioni di elementi di inquinamento (biossido di carbonio ed altri cinque gas serra, ovvero metano, ossido di azoto idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed escludono di zolfo) in una misura non inferiore al 8% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 — considerato come anno base — nel periodo 2008-2012.”
leggi tutto

Non mi pare che questo trattato abbia avuto un riscontro tangibile ovvero un qualche effetto sul comportamento operativo degli stati firmatari.

Per quanto riguarda il nostro paese, chi ci governa, chi ci ha governati e le istituzioni hanno snobbato costantemente le istanze di tutte le associazioni ambientalistiche che sollecitano da decenni gli interventi necessari per dare corso a questo progetto insieme alla “tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico della nazione” (Costituz.,art.9, II comma).

Il necessario appello rivolto ai singoli perché ciascuno acquisti coscienza della necessità di agire in conseguenza, cade nel vuoto dei risultati quando manca la volontà politica centrale e periferica di contribuire- nell’ambito delle proprie competenze – alla salvaguardia del pianeta, in conformità al trattato di Kyoto.

Ing. Claudio Villari,
vice presidente di Italia Nostra, sez. di Messina

 




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